Tutti i bambini perduti - Kate Atkinson

Trama:  E se anche lei, a modo suo, avesse tentato di salvare la piccola? Era per questo che era morta? Era stata punita per aver trovato la bambina, o per averla perduta? Lo sa bene Tracy Waterhouse, ex poliziotta ora a capo della sicurezza in un grande centro commerciale di Leeds, una donna dalla condotta irreprensibile fino al giorno in cui, seguendo un impulso a dir poco azzardato, decide di fare un acquisto non proprio legale e di comprare una bambina. Ora ha finalmente qualcuno da amare, ma il gesto istintivo potrebbe costarle tutto ciò che possiede. Da quel momento, la routine della sua vita si trasforma in modo drammatico. Per di più, all’improvviso spunta un certo Jackson Brodie (quel Jackson Brodie, il detective), alla ricerca delle radici di una cliente e di informazioni su una vecchia indagine che Tracy vuole solo dimenticare. Ma la natura umana, si sa, sente il bisogno di trovare la verità, anche se la verità, in questo caso, non fa che rendere ancor più profondo il mistero di ciò che è davvero accaduto. E così, a tutti i personaggi coinvolti in questa tormentata e ilare avventura, che sfiora i nodi più critici dell’essere genitori e dell’essere figli, sarà presto chiaro che il passato non si cancella, e che le buone azioni non restano impunite. Sfaccettati, palpabili, reali, i protagonisti di questo romanzo, che sovverte le regole del genere intrecciando sapientemente fili neri, rosa e gialli in un arazzo complesso e ricchissimo, offrono al lettore una gamma profonda e variegata di vicende umane.
 
Titolo: Tutti i bambini perduti
Autore: Kate Atkinson
Casa editrice: Marsilio
Anno Pubblicazione: 2017
Pagine: 427
 
 
Il mio 2018, per quanto riguarda le letture, è partito un po' in sordina. Ho iniziato e abbandonato ben due libri che pure sono convinta siano belli (devono esserlo perché ho letto recensioni strepitose), ma forse non è il periodo adatto. Da sempre infatti gennaio è il mio mese spreferito: il Natale è alle spalle, la primavera è lontana e devo combattere giornalmente con una sottile sensazione di  depressione  tristezza. Chiaramente la lettura di questo libro non ha contribuito a rendermi allegra. Oggi ve ne parlo e poi me lo getto alle spalle, consapevole che non se non voglio sembrare acida durante questo mese crudele devo leggere narrativa di un certo tipo, ossia romanzi inglesi ottocenteschi o del primo novecento che sfoggiano una prosa fluente e una sottile ironia. E poi all'interno ci voglio anche tante tazze di ottimo tè e nessuno umano squallore che mi faccia pensare a quanto sia miserabile la vita in certi frangenti. In realtà anche quello della Atkinson è un romanzo inglese e anche lei scrive bene e fa uso di ironia, ma che vicenda tristerrima! Trattandosi di un giallo non potevo aspettarmi che i protagonisti dibattessero intorno ai saldi di fine stagione o che si interrogassero sull'acquistare o meno un twin set intonato con la montatura degli occhiali. Sento già di sottofondo la voce della mia amica Roberta del blog La libreria di Tessa (che questo libro lo ha amato come potete leggere qui ) che con voce suadente mi dice: Ma se avevi bisogno della Kinsella cosa ti metti a sproloquiare (lei direbbe proprio sproloquiare) su questo bel libro della Atkinson? Hai ragione Roby, ma oramai il libro l'ho letto e tanto vale, dopo oltre 400 pagine, spenderci due parole.
In questo giallo si parla di perdita, di bambini abbandonati e abusati e poi di bambini ritrovati ed amati. I protagonisti sono molteplici e fino a pagina 100 è difficile capire esattamente quali siano i collegamenti tra di loro. Abbiamo infatti Tracy una poliziotta in pensione, Jackson un investigatore privato e Tilly un'anziana attrice con problemi di memoria. Il denominatore comune delle loro esistenze è dato da una buona dose di sfortuna (per Jackson grandissima) e la mancanza di una persona stabile al loro fianco in grado di addolcire i colpi della vita. Poi ci sono anche altri personaggi, ossia le ex mogli di Jackson e molti ex colleghi di Tracy ai quali la vita non ha fatto molti regali. Parliamo di figli in coma, di mogli che per sopportare il dolore sono dipendenti dai farmaci e anche di ex mogli con famiglie decimate. Questo è il panorama iniziale al quale si aggiunge, per innescare la miccia, un delitto irrisolto avvenuto nei lontani anni Settante che Jackson, involontariamente,  riporta alla luce mettendo in agitazione molte delle persone  coinvolte. A miserie del passato se ne aggiungono di presenti quando Tracy, vinta da un insopprimibile istinto, decide di sottrarre una bimba alla sua violenta madre, comprandola. Forse per salvare se stessa e la bambina. Perché se alcuni bambini si perdono nel buio, altri vengono "ritrovati" per essere riportati alla luce.
Lentamente e con sapienza l'autrice costruisce un puzzle in cui le tessere combaciano perfettamente, fino ad arrivare ad un colpo di scena finale che il lettore non si aspetta e nel quale prende parte anche l'anziana Tilly. Perché ognuno di noi alla fine trova un suo modo per lasciare un segno nel mondo, in un disegno più ampio.
Jackson è il protagonista di altri romanzi della Atkinson, mentre purtroppo la goffa e voluminosa Tracy è solo di passaggio e questo mi è dispiaciuto, perché era sicuramente un personaggio originale, per quanto privo di glamour, in grado di assestare pugni che neppure un quarantenne quando è in forma riesce a dare. Veloce, decisa e senza paura e al contempo umana e fragile. Leggiadra nella sua pesantezza.
In conclusione non posso certamente affermare che Tutti  i bambini perduti sia un brutto libro, perché i suoi pregi sono evidenti, sia per la scrittura che per la trama, ma non è il genere di romanzo che può conquistarsi un posto stabile nel mio cuore, anche se ricorderò a lungo la piccola Courtney e la sua capacità di far fiorire delle stelline con un gesto della mano.
 


 
 
 
 
 
 

 
 

 

CONVERSATION

10 commenti:

  1. Ciao Lea concordo con te sul mese di gennaio, anche io provo le stesse sensazioni forse la pausa natalizia con i bimbi a casa e gli orari sballati ha influito sulle mie letture che la ripresa è lenta. Ritornando al libro non l'ho letto e sembra interessante e anche in questo caso sono d'accordo con te che forse un libro non è brutto ma ha semplicemente la sfortuna di essere letto in un momento sbagliato. Comunque lo segno e spero che la tua prossima lettura riesca a soddisfatti. Un abbraccio Rosa

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    1. Grazie Rosa, è proprio come dici tu, sul rientro e sul resto. Ora sto leggendo Elizabeth Von Arnim e mi sento molto più a mio agio. Per dieci pagine all'inizio del libro di parla di uva spina e ho riso un sacco.
      Se non dovessi riprendermi la prossima volta leggo addirittura Dickens.
      ;-)

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    2. Elizabeth von Arnim è un'attrice che mi sono promessa di leggere quest'anno infatti da poco ho comprato un suo romanzo "Vera" e conto di leggerlo al più presto!

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  2. Della Atkinson, purtroppo, avevo odiato le troppe pagine di Vita dopo vita. Ma tra te e Tessa che, ultimamente, la ritirate in ballo...

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    1. E considera che Tessa ha adorato Un Dio in rovina. Come la mettiamo?
      Io intanto leggo la fattoria dei gelsomini della Von Arnim.
      Alla prossima.

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  3. Oh, eccomi qui seduta e pronta..a sproloquiare! Sto ridendo, in realtà, immaginando la corpulenta Tracy in twin set e filo di perle, mentre sorseggia un tè con pasticcini. Io trova che la lettura sia affascinante proprio per le emozioni che ci regala. Emozioni diverse in momenti diversi: io negli ultimi mesi ho riscoperto la ATkinson (che in Vita dopo vita avevo odiato) e i suoi "mattoni", e di questo romanzo ricordo tenerezza e speranza in fondo al tunnel; tu, che ora hai bisogno di leggerezza, hai percepito il nero e la perdita. Mi spiace, questa volta il consiglio non era azzeccato, ma mi rifarò! Recensione impeccabile, come sempre!

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    1. Tracy è stata la sorpresa più bella di questo libro! Il consiglio era azzeccato, ma dovevo seguirlo a primavera!
      BAcio

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  4. Ahahah Lea, anche io ho pensato che avessi bisogno della Kinsella quando ho letto del tuo rapporto non proprio idilliaco con gennaio! Questo giallo non lo conoscevo, così come non conoscevo la sua autrice. Sembra bello tosto, ma mi piace un sacco questo genere e credo proprio che lo inserirò in lista!

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    1. Io invece se ne avrò l'occasione guarderò la serie televisiva che ne hanno tratto. Sono curiosa.
      La Kinsella ogni tanto ristora e rallegra. ;-)

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