Hotel Grande A - Sjoerd Kuyper


Trama: Kos – un ragazzo tredicenne che vive con il padre e le tre sorelle nell’albergo di famiglia, sperduto sulle dune di fronte al mare – racconta in modo spontaneo, esilarante, e spesso commovente, il periodo più folle e complicato della sua vita. Tutto comincia il giorno in cui Kos ha un’importante partita di calcio e proprio mentre sta segnando il goal decisivo, il padre ha un attacco di cuore e viene trasportato d’urgenza in ospedale. Tocca quindi a lui e alle sue stravaganti sorelle prendere in mano la gestione dell’albergo e non solo combinano prevedibili disastri ma soprattutto si rendono conto della difficile situazione economica in cui versa l’hotel da quando la mamma è morta e che il padre ha sempre tenuto nascosta. Inizia così una tenera messinscena dei quattro figli per far credere al padre ricoverato in ospedale che tutto prosegue per il meglio mentre sono alla disperata ricerca di una soluzione per sanare i debiti dell’albergo. Ed ecco la brillante idea: partecipare a un concorso di bellezza e vincere il premio in denaro messo in palio. Vincitore del Premio Silver Slate Pencil 2015.
Titolo: Hotel Grande A
Autore: Sjoder Kuyper
Casa Editrice: La Nuova Frontiera Junior
Anno Pubblicazione: 2017 
Pagine: 254
 
 
Quando parlo di letteratura per ragazzi uso un termine di comodo perché la letteratura è letteratura e basta. Certo ci sono libri che i bimbi e gli adolescenti non possono affrontare perché troppo complicati per tematiche e linguaggio, ma assolutamente non reputo che i testi che sono scritti per un pubblico under 14 abbiano meno dignità o grandezza dei romanzi per adulti. Se un libro è bello è bello e ci perde di sicuro l'adulto che disdegna questo tipo di produzione. Forse l'avrò già scritto in passato, ma lo ribadisco una volta di più. Mi pare un concetto importante e lo è doppiamente quando mi trovo al cospetto di un romanzo come Hotel Grande A. Ho riso, ho pianto e mi sono commossa, grata nei confronti di chi me lo ha segnalato. Dentro ci ho trovato la vita e la morte e mi ci sono riconosciuta, come succede nei libri più belli, che un po' svelano e un po' rivelano.
Ambientato in Olanda racconta la folle vicenda di quattro fratelli (tre ragazze e un ragazzo) che da tre anni hanno perso la madre a causa di una malattia e che vivono con il padre che gestisce un hotel sul mare, il Grande A del titolo. Grande abbaglio, grande allegria, grande Abat-jour: deve restare così perché la A può significare un'infinità di cose.
Il padre colpito da infarto verrà ricoverato e in seguito operato e i quattro decideranno, vista l'assicurazione scaduta e i debiti accumulati, di gestire da soli l'Hotel, raccontando al padre un sacco di bugie. Il libro è la sbobinatura della storia raccontata da Kos, unico maschio, ad un vecchio registratore a nastro.
Accadrà di tutto: lombrichi lasciati nelle camere degli ospiti, cuochi rock che rimpiangono il primo amore e le nottate con le groupie, innamorati che scrivono poesie sui sottobicchieri, nazionali di calcio che si sono perse, una sorella che vuole sostituirsi alla madre, una piena di rabbia per il dolore di una madre che non c'è più e una folle sorellina minore che serve alcolici al bancone issata su uno sgabellino appoggiato ad uno skateboard! E' tutto assurdamente fuori controllo e solo Kos sembra volerlo mantenere, ma in fondo è solo un ragazzino di tredici anni alle prese con i primi turbamenti d'amore per la compagna di classe Isabel. A dire il vero tutti i fratelli sono in preda ai turbamenti dell'amore e tutto ci viene raccontato con grande naturalezza. Qui il tasto dolente: nel mio ruolo "istituzionale" non posso consigliare questo libro ai ragazzi della scuola secondaria di primo grado inserendolo in una bibliografia perché parla di erezioni, di come fanno sesso i genitori, delle prime volte delle sorelle e di travestitismo. Questo è avvilente, considerato che tanti genitori accompagnano i figli (soprattutto le figlie ad essere precisi) non ancora adolescenti ad acquistare/prendere in prestito libri che svelano tutto con dovizia di particolari, ma senza il minimo pregio letterario, senza alcuna fiammella di autenticità, con insopportabile e stucchevole falso romanticismo. Non faccio titoli, me ne vengono in mentre fin troppi. Non è mia intenzione fare la censura al contrario, ma se siamo liberi di leggere certi romanzi da nulla perché puntare il dito su altri di valore? Possiamo invece focalizzare la nostra attenzione sulla qualità di una storia?
 
Pensavo anche alla mamma. Una volta, quando era là malata e sapeva che sarebbe morta, ha detto: "E' proprio come se fossi in vacanza. All'estero. Come se tutte le cose fossero nuove per me, come se le vedessi per la prima volta. Persino le cose più comuni sono speciali. Un cucchiaio. Un giornale. E so che dopo un po' dovrò tornare a casa." Con tornare a casa intendeva morire. "Per questo devo osservare tutto molto bene, perché dopo non potrò più farlo. Probabilmente è il periodo più bello della mia vita." Questo ha detto mia madre. Mia madre. Quando sapeva di dover morire. Ne sono così fiero!
 
Non fatevi confondere dal brano che ho scelto: all'Hotel Grande A si ride moltissimo. Vi consiglio di leggerlo per verificare di persona e poi passatelo ai vostri figli per dar loro la misura di come nella vita sesso, amore, dramma, paura e follia si mescolino per renderla quel mistero insondabile che non ci stanca mai. Kos e la sua famiglia vi aspettano.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 

CONVERSATION

4 commenti:

  1. E ben, io già mi commuovo leggendo il brano che hai citato. Mi procuro dei fazzoletti. Brava e convincente, come sempre.

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  2. Grazie Tessa!!! È un libro bellissimo e fuori da ogni schema.

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  3. cara Lea, mi hai davvero coinvolta con questa recensione, io poi ho una bambina che a settembre frequenterà la terza media e mi sento ancor più colpita dalle tue parole.
    Lo leggerò, non so quando ma lo farò. Poi vedremo se è il caso di condividerlo con la mia ragazzina :)
    un caro saluto

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    1. Grazie Chicca, magari lo trovi in biblioteca. Comunque è una lettura molto veloce...ieri l'ho passato a Stefania e attendo il suo giudizio.
      baci lea

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