Due lettrici quasi perfette

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso

La Locanda dell'Utima Solitudine - Alessandro Barbaglia

Trama: Libero e Viola si stanno cercando. Ancora non si conoscono, ma questo è solo un dettaglio. Nel 2007 Libero ha prenotato un tavolo alla Locanda dell'Ultima Solitudine, per dieci anni dopo. Ed è certo che lì e solo lì, in quella locanda arroccata sul mare costruita col legno di una nave mancata, la sua vita cambierà. L'importante è saper aspettare, ed essere certi che "se qualcosa nella vita non arriva è perché non l'hai aspettato abbastanza, non perché sia sbagliato aspettarlo". Anche Viola aspetta: la forza di andarsene. Da anni scrive lettere al padre, che lui non legge perché tempo prima, senza che nessuno ne conosca la ragione, è scomparso, lasciandola sola con la madre a Bisogno, il loro paese. Ed è a Bisogno, dove i fiori si scordano e da generazioni le donne della famiglia di Viola, che portano tutte un nome floreale, si tramandano il compito di accordarli, che lei comincia a sentire il peso di quell'assenza e la voglia di un nuovo orizzonte.
Titolo: La Locanda dell'Ultima Solitudine
Autore: Alessandro Barbaglia
Casa Editrice: Mondadori
Anno Pubblicazione: 2017
Pagine:163

Quando la Mondadori ha proposto a me e Stefania questo libro, leggendo la sinossi eravamo un po' perplesse perché non capivamo esattamente di cosa parlasse, di che tipo di romanzo si trattasse. Effettivamente il mio dilemma era: potrebbe essere bellissimo oppure una boiata pazzesca, con libri così le vie di mezzo sono rare. Poi però due cose ci hanno convinte, ossia la professione dell'autore (libraio) e ... la professione dell'autore! (No Stefi, non è la stessa cosa, sono due, perché noi siamo due). Un libraio poeta poi... Ok, fermi tutti! Barbaglia mi ha fatto sbarellare la socia!
Aggiungiamo il fatto che leggere un libro di uno scrittore giovane, che ha alle spalle poche pubblicazioni, è un salto nel buio molto emozionante perché significa entrare per la prima volta in un universo che non conosci, scoprire la sua inconfondibile nota, che poi tornerà, più o meno intensa, nelle sue opere successive. Significa anche che dopo quel libro deciderai se volerne leggere ancora o se sei a posto così.
Lo abbiamo voluto recensire insieme, a modo nostro, perché ambedue siamo rimaste stregate dalla magia che si sprigiona dalle pagine di questo libro. Hai proprio ragione, socia, questo libro è pervaso dalla magia, ma è anche pieno di ironia e costruito con un linguaggio inusuale, perché Barbaglia gioca con le parole con leggerezza pur andando in profondità (ok, mi sto lasciando condizionare)
Non esiste un dove (Come non  esiste? Dimentichi quell'amena località dal nome che secondo me attira orde di turisti - non oso immaginare di che tipo - : Punta Chiappa! Io ci andrei anche domani, non foss'altro per dire di essere stata in un luogo che mi somiglia...anzi, fammi controllare un attimo...ok, si può attraccare a Porto Pidocchio - esiste, non fate quelle facce! -) ed esiste labilmente un quando: è la storia di Libero e Viola e di una strana, stranissima Locanda.
Libero cerca di essere libero quanto il suo nome, ma cade nelle trappole nelle quali cadiamo tutti, quando ci capita di vedere l'amore troppo sfocato e anno dopo anno andiamo avanti, rendendo definitive le scelte che non ci rendono felici. E di Libero per nulla liberi ce ne sono tanti intorno a noi.
Viola invece... Viola non cerca la libertà, cerca di colmare il vuoto che la scomparsa del padre le ha lasciato dentro; Viola, sempre affamata di storie e di emozioni, è un po' come noi lettori.

"Ed era per questo che lei lo amava tanto, per le storie che sapeva donarle. Per la fantasia. Per come accarezzava la sua anima arrivando al centro piccolo di quel suo essere bimba. Per sempre." 
 
E poi la Locanda: un non luogo meraviglioso, dove forse i destini si incrociano e si fanno nuove scelte. E forse è proprio la Locanda a fare le scelte per i suoi avventori, perché dalla Locanda si torna cambiati, sicuramente senza più solitudine: lo dice il suo nome.

"Ci sono tre motivi per cui vale la pena andare alla Locanda dell'Ultima solitudine:
Il primo è perché si mangia bene.
Il secondo è perché ci si può andare in due.
Il terzo è perché laggiù ci impari a vivere. E quindi, anche, a morire." 
 
Un atmosfera fiabesca e surreale, una scanzonata allegria lieve, giochi linguistici e sentimenti, alla fine, intensi, ma stemperati quasi con pudore.

Io alla fine non credo di aver capito proprio tutto, ma mi è rimasta nel cuore un'allegria, una traccia di sorriso, la voglia di giocare e di pensare. Nemmeno io ho capito proprio tutto, ma mica è la prima volta, eh! E credo non sarà nemmeno l'ultima. (Ehi, ehi! Cos'è questo coro? Se avevo bisogno di conferme ve le chiedevo...ma guarda un po'...) Ma questa volta il "non capito" mi è piaciuto tanto quanto ciò che ho capito, perché mi ha dato ciò che cercava Viola dal suo papà: la fantasia di pensare a come può essere andata una cosa e come possa essersi conclusa una storia.

Un autore che mi ha piacevolmente colpita e un libro che, inevitabilmente, non potrà piacere a tutti (ma nulla piace a tutti), ma che ha dalla sua molti argomenti e in particolare la delicatezza giocosa, la capacità di parlare di temi importanti ed universali (amore e morte) senza prendersi troppo sul serio e risultando invece memorabile: come un motivo bello che ti gira in testa e ti fa pensare alle ragioni per le quali sei felice.
Accidenti Stefi, ma è difficile parlare di questo libro! E' come un profumo, più che descriverlo si deve annusare e quindi leggere. Provateci. Infatti è più semplice leggerlo che raccontarlo, mannaggia a lui!
Solo nei voti differiamo un pochino. 
Io ho apprezzato molto l'atmosfera sospesa e la giocosità del linguaggio, ed è stata una lettura che mi ha regalato ore molto piacevoli, perciò il mio voto è: 


Io ho molto gradito la freschezza e l'originalità e la capacità delle parole di lasciare una eco dentro di me dopo averle lette. Il mio voto è:



Non aggiungiamo altro, ma vi aspettiamo alla Locanda dell'Ultima Solitudine! Intesi? Troverete una storia inedita, tutta da scoprire e dei ringraziamenti finali che sono una chicca.
Oh, sì! I ringraziamenti finali! Per non parlare della frase che troviamo dietro al frontespizio, prima della dedica (Leaaaaaa, come si chiama quella parte del libro?) che dice:

"Tratto da una storia vera. Ma non ancora accaduta."

 

Share this:

JOIN CONVERSATION

15 commenti:

  1. Tutto tutto non l'ho capito neanche io (..il vostro post intendo 😬) ma ho capito quel tanto che mi basta per capire che voglio provare a leggerlo, il libro! Capito?! 😜
    Metto in coda!!! Grazie per i sorrisi di prima mattina!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ci pare di aver capito...che tu non abbia capito...abbiamo capito bene? ;)
      Certo che devi provare a leggerlo, ti piacerà di sicuro
      Buona giornata

      Elimina
  2. Lo leggerò, promesso. Non so quando, ma lo farò!

    RispondiElimina
  3. Anche io lo leggerò, prometto! La vostra recensione, molto fuori dal comune, mi è piaciuta moltissimo e mi ha proprio convinta :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Anna! Scrivere a quattro mani per noi è sempre spassoso. Aspettiamo di leggere la tua recensione. :-)
      Lea

      Elimina
  4. Ho iniziato anche io questo romanzo particolare...e a Punta Chiappa mi sono sentita un po' a casa! non tanto per i riferimenti alla parte alta dei miei garretti, ma per un'amena località di mare (uno scoglio, in pratica) che dista pochi metri dalla spiaggia dove passo le mie vacanze in Liguria. Magari La locanda dell'ultima solitudine..è proprio lì, nascosta, e aspetta di essere scoperta! La vostra recensione mi ha strappato più di un sorriso!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Tessa,
      sono proprio curiosa di leggere la tua recensione. Questa cosa di Punta Chiappa mi intriga.
      Se si trova in Liguria ho la scusa buona per venirti a trovare.
      bacio Lea

      Elimina
  5. L'occhiello o occhietto è quello che vuole sapere Stefy da Lea. Comunque mi piacciono le vostre rwecensioni doppie mi sono molto simpatiche

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Stefi! Si chiama occhiello! Io mica lo sapevo e quindi mi hai tolto le castagne dal fuoco.
      Felicissima che la recensione ti sia piaciuta. A noi invece piace moltissimo che tu sia una presenza costante sul blog e ti mandiamo un bacio
      Lea (e Stefi)

      Elimina
  6. Non sono decisamente nel periodo adatto per questa lettura, sono attratta da temi reali, ho bisogno di una scrittura che scavi profondamente ferendomi anche (Patrimonio di Roth continua a passare dalle mie mani, dai miei occhi per entrarmi dentro sempre più, a due mesi dal fine lettura), quindi appunto il titolo per quando avrò l'animo gioioso. Brave, come sempre <3

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Cuore,
      più passa il tempo, più mi rendo conto che dobbiamo leggere ciò che ci sentiamo di leggere. Sempre.

      Elimina
    2. concordo in pieno. ci sono i momenti in cui un libro serio è necessario, ma ci sono anche i momenti in cui le cavolate più atroci fanno bene all'animo lettore.

      Elimina
  7. lo leggerò anche io di sicuro, non so quando ma lo farò.
    avevo adocchiato questo titolo grazie ad alberto Zuccalà e le sue graforecensioni. mi ha subito colpita ed ora dopo la tua recensione che faccio non lo leggo?
    certo che si!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Chicca!
      Anch'io amo molto le graforencensioni di Zuccalà e questo libro per me è stata una piacevole scoperta!
      Buona lettura, Stefi

      Elimina