Nessuno come noi - Luca Bianchini

TRAMA
Torino, 1987. Vincenzo, per gli amici Vince, aspirante paninaro e aspirante diciassettenne, è innamorato di Caterina, detta Cate, la sua compagna di banco di terza liceo, che invece si innamora di tutti tranne che di lui. Senza rendersene conto, lei lo fa soffrire chiedendogli di continuo consigli amorosi sotto gli occhi perplessi di Spagna, la dark della scuola, capelli neri e lingua pungente. In classe Vince, Cate e Spagna vengono chiamati "Tre cuori in affitto", come il terzetto inseparabile della loro sit-com preferita. L'equilibrio di questo allegro trio viene stravolto, in pieno anno scolastico, dall'arrivo di Romeo Fioravanti, bello, viziato e un po' arrogante, che è stato già bocciato un anno e rischia di perderne un altro. Romeo sta per compiere diciotto anni, incarna il cliché degli anni Ottanta e crede di sapere tutto solo perché è di buona famiglia. Ma Vince e Cate, senza volerlo, metteranno in discussione le sue certezze. A vigilare su di loro ci sarà sempre Betty Bottone, l'appassionata insegnante di italiano, che li sgrida in francese e fa esercizi di danza moderna mentre spiega Dante. Anche lei cadrà nella trappola dell'adolescenza e inizierà un viaggio per il quale nessuno ti prepara mai abbastanza: quello dell'amore imprevisto, che fa battere il cuore anche quando "non dovrebbe". In un liceo statale dove si incontrano i ricchi della collina e i meno privilegiati della periferia torinese, Vince, Cate, Romeo e Spagna partiranno per un viaggio alla scoperta di se stessi senza avere a disposizione un computer o uno smartphone che gli indichi la via, chiedendo, andando a sbattere, scrivendosi bigliettini e pregando un telefono fisso perché suoni quando sono a casa. E, soprattutto, capendo quanto sia importante non avere paura delle proprie debolezze.
Titolo: Nessuno come noi
Autore: Luca Bianchini
Editore: Mondadori
N.pagine: 250
Anno di pubblicazione: 2017
ISBN: 9788804674986
Questo è un libro che ho desiderato leggere fin da quando ne ho visto la sinossi: un po' perché non avevo mai letto niente di Bianchini e pensavo fosse giunta l'ora, ma soprattutto perché questo libro parla degli adolescenti degli anni ottanta e, anche se nel 1987 il capitolo dell'adolescenza l'avevo chiuso (ma da pochissimo, eh!), parla dei miei anni ruggenti. 
Gli adolescenti degli anni ottanta, sono quelli cresciuti:
- con la mamma che passava incessantemente la lucidatrice, dando lavoro ai reparti ortopedia di mezza Italia;
- con le spalline imbottite fissate con il velcro che si attaccava ovunque tranne dove doveva, o strategicamente piazzate sotto alla spallina del reggiseno, rendendo simile a Quasimodo anche un collo di giraffa:
- con i Levi's 501 che Nick Kamen andava a lavare nella lavanderia a gettoni, rimanendo in mutande che a vederle ora, manco mi nonno (e sappiate che le lavanderie che ora fioriscono ad ogni angolo vengono aperte proprio da quelle che erano adolescenti in quel periodo, con la segreta speranza che prima o poi Nick Kamen varchi la loro soglia, senza pensare che se entrasse ora probabilmente lo infilerebbero in lavatrice con i jeans ancora addosso)
- con i pomeriggi passati davanti all'unico televisore di casa, a guardare Jovanotti a Radio Deejay o Sonia Braga in Dancin' Days e Agua Viva.
Quelle adolescenti che, se aspettavano una telefonata dal "fidanzatino", dovevano minacciare di morte chiunque si avvicinasse all'apparecchio telefonico (mica cordless, A FILO!), oppure vagare alla ricerca di una cabina telefonica, sperando di trovarla libera, di avere abbastanza gettoni in tasca, di non avere la fila fuori che augurava le peggiori malattie, metà delle quali avevi altissime probabilità di contrarre solo avvicinando la bocca alla cornetta zozza che più non si può.
Questo romanzo parla di tutto questo. E' la storia di tre inseparabili amici, Vince, Cate e Spagna, che frequentano "il liceo scientifico statale Ettore Majorana di Moncalieri. Un luogo che odiavano o amavano a seconda se quel cancello dovevano varcarlo per entrare o per uscire."
Un terzetto che subisce qualche scossone dopo l'arrivo di un nuovo alunno, Romeo, un bocciato che frequentava un liceo privato con scarsi risultati, che si attira subito le antipatie di tutti per la sua aria di superiorità e i suoi atteggiamenti boriosi.
Potrei paragonare questa lettura ad un castello di carte: dopo un inizio un po' traballante, sono riuscita ad entrare nel clima giusto e a godere della storia. Ho iniziato ad apprezzare la nascita e la crescita dell'amicizia tra Vince, figlio "abbastanza meridionale" di un operaio alla Fiat, e Romeo, figlio borghese della "Torino bene", quelli che "è meridionale ma è brava".
Mi sono anche affezionata ai personaggi, odiando un po' Cate, la classica tipa che tiene il piede in due scarpe, a volte anche tre, salvo poi piangersi addosso quando le scarpe si rompono.
A tre quarti del libro, quando ormai la storia era decollata ed ero curiosa di sapere come si sarebbero concluse le vicende dei protagonisti, purtroppo le carte hanno iniziato a cozzare le une sulle altre, e una conclusione degna del miglior "Lancio Kolossal" d'annata, ha fatto crollare tutto.
In buona sostanza è stata una lettura piacevole, che mi ha fatto fare un tuffo nel passato, ma lasciandomi un segno molto flebile a fine lettura.
Consigliato a chi quegli anni li ha vissuti e ai loro figli, se avessero curiosità di scoprire come si viveva nell'Era Analogica e come si potesse (egregiamente) sopravvivere senza cellulari o connessioni, andando fin sotto casa dell'amico per citofonare e chiedere "Ohi! Di matematica che c'è da fare?" e vedendo la sua faccia scocciata al posto degli emoticon che siamo abituati a vedere ora.
E a chi cerca una lettura d'evasione, senza troppe pretese.
Ringrazio Mondadori che ci ha inviato la copia digitale del romanzo
VOTO
 

Will ti presento Will - John Green, David Levithan

Trama: Una sera, nel più improbabile angolo di Chicago, due ragazzi di nome Will Grayson si incontrano. Dal momento in cui i loro mondi collidono, le vite dei due Will, già piuttosto complicate, prendono direzioni inaspettate, portandoli a scoprire cose completamente nuove sull'amicizia, l'amore e su loro stessi.
 
 
 Titolo Will ti presento Will
Autori: John Green & David Levithan
Casa Editrice: Piemme
Anno pubblicazione: 2015
Pagine: 329

 
 
 Eccoci giunti al secondo appuntamento della rubrica che condivido con Chiara del blog La lettrice sulle nuvole. Come la scorsa volta, una ha consigliato all'altra un libro da leggere e precisamente un Young adult, un genere che piace moltissimo ad entrambe. Io ho avuto in sorte "Will ti presento Will" di John Green (e David Levithan). Inizialmente ho storto il naso perché dell'autore avevo letto "Cercando Alaska" e a fine lettura ero rimasta un po' in sospeso, con molte domande e pochissime risposte. "Will ti presento Will" è un libro scritto a quattro mani e, come sempre mi capita quando ci sono due voci narranti, mi affeziono sempre più ad una che all'altra, di conseguenza la lettura è andata avanti a balzi: veloce con il primo Will e lenta e meno coinvolta con il secondo.
Protagonisti del romanzo sono due adolescenti con lo stesso nome che in una serata bislacca si incontrano. Will uno, adolescente compassato e laconico (lui si sente uno sfigato e io l'ho trovato invece una voce fuori dal coro molto, molto affascinante) con una famiglia solida e unita alle spalle e un amico, Tiny, che è una forza della natura. Tiny è grasso, allegro, carismatico e felicemente gay. Una di quelle persone che le mode non le seguono, ma le creano. Tiny, all'opposto del suo nome, è eccessivo, strabordante, vitale e meraviglioso; ha anche scritto un musical Tiny Dancer che ha la ferma intenzione di mettere in scena a scuola:

"Tiny Dancer fondamentalmente è la storia della sua vita, solo vagamente romanzata, a parte il fatto che è cantata e giuro su tutto quello che volete che è il musical più gay di tutta la storia umana."

Will due vive in una cittadina poco distante dal primo e ha una vita totalmente diversa. Madre sola, rapporto molto teso con i coetanei, depressione, un'amica che non è un'amica e il desiderio e la paura di poter finalmente dichiarare la propria omossessualità. Quando parla questo secondo Will un'aura grigia scende sul libro e sul lettore: tristezza, malessere e un grande sollievo nel rendersi conto di avere più di 40 anni e di non dover più affrontare questi snodi fondamentali della crescita (chi sono, chi mi piace, cosa voglio, cosa mi aspetto dagli altri e da me stesso...)! Questo Will riassume in se tutti gli aspetti più controversi dell'adolescenza e si è divisi tra la voglia di aiutarlo e quella di scuoterlo e di imporgli un po' di coraggio, quel coraggio e quella forza che fanno invece di Tiny un personaggio che ha saputo volgere tutto in positivo. Bella la scena in cui Will due riflette sui patetici (per lui) tentativi della madre di rifarsi una vita:

"per cui, mamma,  la tua vita non è là fuori che ti aspetta, non illuderti che tutto ciò che devi fare è trovarla e portartela a casa. no, la tua vita è proprio qui. e sì, fa cagare"

Questo umorismo amaro mi garba assai, lo definirei il mio preferito: un veloce ridimensionamento che funge da monito e strappa una risata, quasi un'esplosione. Ovviamente la vita non fa  (esclusivamente)  cagare e Will lo scoprirà quando in quella serata di cui vi parlavo all'inizio conoscerà il suo omonimo e soprattutto Tiny.
Che sviluppi potrà avere la storia? Aspettatevi amori, delusioni, rivelazioni, incomprensioni e riavvicinamenti e un musical finale che si resta increduli nell'apprendere che non esiste nel mondo reale: ma non esiste sul serio? perché non lo mettono in scena? cosa aspettano?

Un libro che accelera e rallenta, che fa ridere e fa pensare e dentro al quale giganteggia Tiny.  Non posso dire che il romanzo mi abbia totalmente conquistata, prevalentemente per il mio problema connesso alle voci che si alternano, ma credo sia un libro da leggere e da far leggere per fare una pernacchia al bigottismo, al perbenismo  e per cogliere l'esempio di Tiny: accettarsi per quel che si è, senza camminare in punta di piedi, quasi a chiedere scusa, ma rivendicando il proprio modo di essere. 


Voto: 3.5



 

 
 
 
Ed ora cosa aspettate? Andate qui da Chiara per scoprire quale libro ha recensito!

Vi saluto proprio con sue parole:
Perché leggere Will ti presento Will:
La prima cosa che mi viene in mente è: per conoscere Tiny! E’ un personaggio secondario straordinario, che fa sorridere anche in contesti dove non avresti voglia. E quanto ce n’è bisogno! E poi per parlare di inquietudine esistenziale, di genitori non proprio presenti al massimo, di accettazione per quel che si è e non per quel che la società vorrebbe. E amicizia. Farlo però col sorriso, alla maniera di John Green. E’ un libro adatto ai ragazzi ma che una più attempata come me ha apprezzato tantissimo, proprio per il modo in cui tratta argomenti così impegnativi: facilmente, semplicemente. Come se fosse normale parlarne, no?

Le regole del tè e dell'amore - Roberta Marasco



TRAMA: L'amore di Elisa per il tè risale alla sua infanzia. È stata sua madre a insegnarle tutte le regole per preparare questa bevanda e ad associare, come per gioco, ogni persona a una varietà di tè. Daniele, il suo unico grande amore, è tornato dopo tanto tempo. Ma Elisa ha imparato da sua madre a non fidarsi della felicità, a non lasciarsi andare mai, perché il prezzo da pagare potrebbe essere molto alto. Prima di tutto dovrà trovare se stessa, poi potrà capire se Daniele può renderla felice.
Quando trova per caso una vecchia scatola di tè con un’etichetta che riporta la scritta ROCCAMORI, il nome di un antico borgo umbro, Elisa ne è certa: si tratta del tè proibito della madre, quello che le fece provare solo una volta e che, lei lo sente, nasconde più di un segreto. Forse proprio lì, in quel borgo antico, Elisa potrà trovare le risposte che cerca e imparare a lasciarsi andare e a fidarsi dell'amore, guidata dall'aroma e dalle regole del tè…

Titolo: Le regole del tè e dell'amore
Autore: Roberta Marasco
Editore. tre60
N.pagine: 336
Anno di pubblicazione: 2016
ISBN:   9788867022953
Benvenuti a Roccamori, un borgo che si regge in bilico sull'orlo di un precipizio, ma che sta saldamente ancorato alle sue radici, come i suoi abitanti. Un luogo all'apparenza inospitale, chiuso, che si concede solo a chi sa vedere la bellezza dei gesti lenti, il cui sapore si svela piano piano e solo a chi ha la pazienza di attendere, al pari di un buon tè.

"Era un posto magnifico, ma non perdonava facilmente, soprattutto chi non portava nel sangue l'eco delle sue pietre antiche. O appartenevi a quei vicoli o non vi appartenevi, il borgo non tollerava le vie di mezzo."

Roccamori è lo sfondo della storia di Elisa e Daria, sua madre, due donne tormentate che trovano la loro oasi di pace nella preparazione del tè, un rituale fatto di gesti precisi e sempre uguali che Daria insegna alla figlia fin da piccolina. Il tè, nelle sue molteplici qualità e modalità di preparazione, è il filo conduttore di tutto il romanzo, nel profumo che pervade le sue pagine e nelle sensazioni che la sua degustazione ci trasmette. Più volte ho avuto la percezione di assaporare un determinato aroma solo leggendone la descrizione; le descrizioni dei vari tè, infatti fanno da apertura a molti capitoli, e le caratteristiche di quella determinata varietà le ritroviamo poi all'interno del capitolo stesso. Elisa infatti, oltre alla capacità di preparare una perfetta tazza di tè, ha l'abitudine di paragonare le situazioni o le persone che incontra alle varie miscele.
Elisa è una ragazza cresciuta con un enorme vuoto affettivo: non ha mai conosciuto il padre, e la madre non ha mai permesso che la felicità entrasse in casa loro, limitando al minimo indispensabile i gesti d'affetto e rifiutandosi di parlarle del padre. L'unico momento di condivisione tra loro era proprio la preparazione del tè e in rarissimi casi, di un tè speciale, il tè proibito, che Daria conservava gelosamente in una scatola di latta. Sarà proprio quella scatola, nove anni dopo la morte della madre a portare Elisa a Roccamori, sulle tracce di un passato misterioso, lungo le quali la accompagneranno gli enigmatici abitanti di questo borgo, che sembrano conoscere più di quanto vogliano dire.

"Cerchiamo tutti le risposte, ma sono le domande a tenerci in vita, non le risposte."
Elisa si ritroverà catapultata in un'altra epoca, dove le corriere stentano ad arrivare, l'ufficio postale si trova all'interno di un'edicola con tabacchi e il postino è il tabaccaio stesso, e dove le tradizioni si perpetuano da tempo immemorabile; come il rito del tè delle cinque, alla Casa delle Camelie, una casa immersa in uno splendido giardino composto dalle più svariate qualità di Camelia nel quale le donne del borgo si ritrovano ogni giorno per assaporare una tazza di tè offerto dalla padrona di casa, la dolce signora Vittoria. Proprio in questo giardino Elisa noterà una particolare varietà di Camelia gialla, la stessa che ogni anno arriva puntuale a casa sua nel giorno del compleanno della madre, anche dopo la sua morte.
Pian piano i nodi si sciolgono ed Elisa conoscerà un aspetto della madre che mai avrebbe immaginato
"Riusciva a trasformare l'amore in tè. E il tè in amore. Come per magia" 
troverà le risposte alle domande che la assillano da anni, riuscendo finalmente a sciogliere anche il nodo che le bloccava il cuore e le impediva di amarsi e poter amare.

"Il vero amore era scritto nelle rughe delle persone, sul fondo dei loro sguardi, nella fatica di un gesto. Il vero amore si nascondeva nei posti più impensati, in una tazzina da caffè, in una michetta alla cannella e all'anice, sotto la neve che scendeva in primavera. Fra i petali di una camelia gialla che restava fiorita solo pochi giorni all'anno."

Un romanzo che fa bene all'anima, come un buon tè.
VOTO: 



Vecchi amici e nuovi amori - Sybil G. Brinton

Trama: I libri che amiamo finiscono sempre troppo presto. Girata anche l'ultima pagina, siamo invasi da una pungente malinconia per quel racconto che ha toccato la nostra vita e poi si è chiuso per sempre. Questo è ciò che prova un devoto Janeite alla fine di ogni storia nata dalla penna di Jane Austen. Esattamente un secolo fa, lo stesso sentimento deve aver tormentato Sybil Grace Brinton, spingendola, inconsapevole di dare inizio a un genere letterario fortunatissimo, a scrivere "Vecchi amici e nuovi amori", il primo sequel austeniano di cui si abbia notizia, pubblicato proprio nel 1913 dall'editore londinese Holden & Hardingham. Un gioco letterario che tenta di portare tutti in una volta sulla scena i personaggi principali dei romanzi canonici della "cara zia Jane": "Ci ritroviamo così in una sorta di famiglia allargata, molto simile, per inciso, a quella reale di Jane Austen, dove i rapporti di parentela si uniscono a quelli riguardanti amici e conoscenti, in una ragnatela di relazioni che porta a compimento molti dei destini, in particolare matrimoniali, lasciati in sospeso nei romanzi austeniani" (dall'Introduzione di Giuseppe Ierolli).
Titolo: Vecchi amici e nuovi amori
Autore: Sybil G.Brinton
Casa Editrice: Jo March
Anno pubblicazione: 2013
Pagine: 341
 

Avvertenza importante: il libro di seguito recensito è un sequel austeniano e quindi potrà essere letto solo da chi conosce (ed ama) i romanzi di Jane Austen. Chiamo quindi a raccolta gli amanti di questa incredibile e talentuosa scrittrice, quelli che ancora ricordano la sensazione provata quando Darcy ed Elizabeth si incontrano per la prima volta, quelli che nella vita a volte si sono sentiti come Fanny Price seduta sulla panchina, mentre il mondo scorre loro accanto senza notarli. Incontriamoci su questo terreno non neutrale solo tra estimatori per valutare in generale la bellezza dei sequel austeniani, i pregi e i difetti e per indagare la ragione che ci spinge a tornare in quei luoghi e in compagnia di quei personaggi. Solo, non raccontiamoci favole, niente ci potrà restituire il piacere provato leggendo i romanzi originali, solo la rilettura potrà darci piena soddisfazione. Eppure, come Jane Austen-dipendenti, continuiamo a cercare e a sperare.
Torniamo al libro in questione: sembra essere il primo sequel austeniano e questo gli conferisce un valore aggiunto. La scrittrice riporta sulla scena i personaggi principali dei romanzi della Austen, divertendosi a creare nuove coppie, ma mantenendosi sempre all'interno di una rispettosa imitazione del modello originale. Non solo i personaggi, ma anche i dialoghi e le situazioni sono mutuati dal prototipo e questo rappresenta la bellezza e il limite del romanzo. Bellezza perché il lettore ritrova ciò che ama e limite perché nulla di nuovo o di grande ne potrà scaturire.
Le eroine femminili del libro sono Georgiana Darcy, Kitty Bennet e Mary Crawford. Tuttavia mentre le prime due sono molto credibili, la prima per assennatezza e lealtà e la seconda per frivola leggiadria, con Mary Crawford il lettore ha un lieve momento di disappunto. Ma è la stessa che ha fatto tanto soffrire Fanny? La sorella dello scaltro Henry? Non si capisce per quale motivo l'autrice l'abbia completamente cambiata, ma chissà ...le delusioni possono averle portato giovamento. E poi incontriamo di nuovo Tom Bertram, Mr. Yates, Emma (veramente più sciocca e fatua di quanto sarebbe auspicabile), Anne Wentworth, Elinor Ferrars e naturalmente Elizabeth, Darcy, Jane e Bingley. Non mi sono mai annoiata e ho letto il libro con una sensazione di appagamento, ma se devo dare un giudizio l'ho trovato un libro gradevole, ma nulla di più. Solo una volta l'autrice ha saputo strapparmi un vero sorriso ed è stato in concomitanza con la comparsa di Mr Bennet, il quale si trova a ricevere la richiesta di assenso al matrimonio dall'ennesimo pretendente di una delle figlie. Evidentemente Mr Bennet riesce a vivere di vita propria e la sua ironia colpisce sempre il bersaglio e diverte.
L'epilogo è scontato, ma ugualmente il lettore si sarà affezionato, se non a Mary o a Kitty, sicuramente alla dolce Georgiana e la conclusione piuttosto frettolosa, con una serie di matrimoni, è in linea con i finali austeniani.
Un libro che è una coccola e che ricorderà (se mai ce ne fosse bisogno) agli estimatori di Jane Austen i motivi della loro predilezione.
Ringrazio Laura del blog La biblioteca di Eliza per avermi segnalato questo romanzo.
Voto: 3.5











P.S. Se poi vogliamo trovare degni derivati austeniani dovremo cercare dove ci può dare più fastidio, ossia in libri che ne scardinano gli assunti e ne presentano aspetti che non crediamo possibili: in questo caso, al momento, di originale e valido ho letto solo Longbourn House di Jo Baker.






Cuore di cane - Michail A. BulgaKov

TRAMA
Storia di un bizzarro esperimento scientifico, che innesta su un cane randagio moscovita l'ipofisi di un uomo, il racconto denso di avventure ironiche e grottesche di un animale che scopre il mondo con la sensibilità di un essere umano. "Cuore di cane" fu scritto nel 1925, rimase inedito per decenni perché sequestrato dalla polizia segreta sovietica, venne ritrovato negli archivi del KGB dopo la morte dell'autore e finalmente pubblicato conquistò quindi l'apprezzamento dei lettori di tutto il mondo. 




Titolo: Cuore di cane
Autore: Michail A. Bulgakov
Editore: Rusconi Libri
N.Pagine:169
Anno di pubblicazione: 2012
ISBN: 9788818027310
Oggi vi parlerò di una lettura insolita per me e le mie scelte letterarie. Premetto infatti che il mio rapporto con la letteratura russa non è propriamente idilliaco: se da una parte apprezzo la loro capacità di sondare i drammi e i dolori umani, dall'altra mal sopporto le millemila righe di descrizione che fanno di un romanzo che altri racconterebbero in 300 pagine, un tomo che ne conta almeno 700. Io mi dico, se in un prato ci sono milioni di fili d'erba, che bisogno c'è di descriverli proprio tutti?
E quindi vi chiederete perchè mai avrò deciso di leggere un autore russo. Presto detto: potere delle challenge! Con questa lettura infatti riuscirò a spuntare un obiettivo in tutte e tre le challenge che sto seguendo: val bene lo sforzo!
Devo dire anche che sono stata furbetta, perché ho scelto un romanzo particolarmente breve e con uno stile un po' diverso dai consueti. Inoltre, a conti fatti, si è rivelata una lettura piacevole.
La storia è quella di un luminare medico nella Russia neo rivoluzionaria (il racconto si svolge nel 1924) che durante la sua ricerca di espedienti per ringiovanire i suoi abbienti pazienti, tenta un esperimento azzardato: trapiantare le ghiandole seminali e l'ipofisi di un uomo giovane per verificarne la funzionalità, e non potendola inserire nel corpo di un uomo vivente, decide di usare il corpo di un cane.
La prima metà del libro ci racconta la Russia dell'epoca vista dagli occhi di Pallino, un cane randagio che passa le giornate ad elemosinare il cibo, fino al giorno in cui incontrerà Filipp Filippovic, un illustre medico: dopo essere stato cacciato da un cuoco che gli ha tirato addosso una pentola di acqua bollente, viene raccolto dal medico, che oltre a toglierlo dalla strada lo vizierà con mille leccornie. Lo spirito genuino del cane lo porta a nutrire grande riconoscenza per il suo salvatore, senza sapere che questi ha per lui altri progetti, molto meno nobili.
La seconda parte del libro racconta la vita di Pallino dopo l'intervento: anziché un ringiovanimento si verificherà una umanizzazione dell'animale, che lentamente si trasformerà fisicamente in un "Omuncolo" e manifesterà le peggiori inclinazioni dell'animo umano, così come le aveva viste da cane. 
Pallino ne conoscerà il lato peggiore in entrambe le sue vite: l'essere che aveva tentato di sopprimerlo quando era un cane, è lo stesso che sopprimerà tutte le sue buone qualità canine una volta preso possesso del suo corpo, facendo emergere gli aspetti più sgradevolmente umani.
Il libro è una critica ironica ma cruda alla società dell'epoca e Bulgakov ne ha sia per i sostenitori del regime, dipinti come ottusi seguaci non pensanti, ma anche per la classe agiata, nella figura del medico che approfitta delle sue conoscenze mediche per ottenere favori negati ai più.

"Ecco, caro dottore,che cosa succede quando uno scienziato invece di collaborare con la natura si propone un certo compito e solleva un certo sipario: dietro eccoti pronto un Pallinov e buona notte ai suonatori."

Una lettura che, con la sua ironia, fa molto riflettere.
VOTO:
 




Giveaway delle Befane - Proclamazione dei vincitori

Eccoci qui! Dopo una notte ad andar su e giù per camini a riempir calze, invece di goderci il meritato riposo siamo qui da voi per comunicarvi i nominativi dei vincitori del nostro Giveaway. Ma subito dopo, appoggiamo la scopa, ci mettiamo il pigiamino delle feste, una spalmata di antirughe (il primo che dice che ormai è inutile vedrà sparire la propria calza immantinente!) e ci infiliamo sotto il piumone con tisanina e libro per rimanerci almeno fino a domenica sera! Poi toccherà alzarci per venirvi a consegnare i premi...altro che meritata pensione!

Innanzitutto vi sveliamo la soluzione degli ANAGRAMMI LIBRESCHI:

1. Espelle otto sesti = Le solite sospette
2. Calma rospo S., passa! = La sposa scomparsa
3. Del Don maniache... = Chi manda le onde
4. Abbatteranno mio mulo = La bambina numero otto

Siete state bravissime e in molte li avete indovinati tutti. Perciò abbiamo proceduto all'estrazione tramite il sito random.org  e i nominativi delle vincitrici sono...


Complimenti quindi a:
  • ANNA SCOTTO che si aggiudica una copia di Olga di Carta autografata da Elisabetta Gnone e un segnalibro fatto da noi
  • MARTINA ANANIA che si aggiudica la borsa gadget di PordenoneLegge e un segnalibro fatto da noi
  • PASSION FOR BOOKS che si aggiudica tre segnalibri fatti da noi



Controllate le mail! Sarete contattate per definire i dettagli delle spedizioni.

A tutti voi vanno i nostri ringraziamenti per aver partecipato, ma soprattutto per la fiducia e l'affetto che ci dimostrate sempre. Continuate a seguirci, l'anno è appena iniziato e abbiamo in serbo per voi altre sorprese.
Ora portiamo le scope a fare un veloce tagliando, pronte per partire per le vostre case.
A presto,



   




Le ossa della principessa - Alessia Gazzola

 TRAMA
Benvenuti nel grande Santuario delle Umiliazioni. Ossia l'istituto di medicina legale dove Alice Allevi fa di tutto per rovinare la propria carriera di specializzanda. Se è vero che gli amori non corrisposti sono i più strazianti, quello di Alice per la medicina legale li batte tutti. Sembrava quasi che la sua tormentata esistenza in Istituto le avesse concesso una tregua, quanto bastava per provare a mettere ordine nella sua sempre più disastrata vita amorosa, ma ovviamente non era così. Ambra Negri Della Valle, la bellissima, brillante, insopportabile e perfetta Ape Regina, è scomparsa. Difficile immaginare una collega più carogna di lei, sempre pronta a mettere Alice in cattiva luce con i superiori, come se non ci pensasse lei stessa a infilarsi nei guai, con tutti i pasticci che riesce a combinare. Per non parlare della storia di Ambra con Claudio Conforti, medico legale affermato e tanto splendido quanto perfido, il sogno proibito di ogni specializzanda... E forse anche di Alice. Ma per quanto detesti Ambra, Alice non arriverebbe mai ad augurarle la morte. Così, quando dalla procura chiamano lei e Claudio chiedendo di andare a identificare un cadavere appena ritrovato in un campo, Alice teme il peggio. Non appena giunta sulla scena del ritrovamento, però, mille domande le si affollano in mente: a chi appartengono quelle povere ossa? E cosa ci fa una coroncina da principessa accanto al corpo?
Titolo: Le ossa della principessa
Autore: Alessia Gazzola
Editore: Longanesi
N.pagine: 346
Anno di pubblicazione: 2014
ISBN:  9788830437173

Finalmente sono approdata anch'io al terzo capitolo delle avventure di Alice Allevi, la goffa e imbranata aspirante medico legale dalle tormentate vicissitudini sentimentali.
In questo romanzo troviamo un'Alice un po' diversa, più pacata e riflessiva, come troviamo cambiato anche il "Santuario delle Umiliazioni": il clima di competizione e di frivolezza è stato infatti offuscato dalla sparizione della sua specializzanda più agguerrita, nonchè rivale in amore di Alice: Ambra Negri Della Valle. All'Istituto di Medicina Legale la mancanza di Ambra si percepisce in modo importante, perfino Lara che l'ha sempre detestata si ritrova a sperare che le sue maledizioni non siano andate a segno. I timori crescono quando viene ritrovato un corpo, ormai ridotto al solo scheletro, che si scopre essere appartenuto ad una compagna di liceo di Ambra, Viviana Montosi, scomparsa in modo misterioso anni prima: le analogie tra le due sparizioni sono tali da far pensare ad un collegamento tra i due casi e da far temere il peggio per la sorte di Ambra. 

"Mio caro, forse non sarai dove ti aspettavi, ma sicuro si tratta del posto dove dovevi essere" Kurt Vonnegu

Questo sembra essere il mantra di Alice da sempre e anche in questo caso non si smentisce: si ritrova sempre nel posto dove doveva essere per aggiungere un tassello nuovo all'indagine, tanto che l'ispettore Calligaris la coinvolge totalmente nell'indagine mettendole a disposizione tutta la documentazione relativa a questo cold case,  in particolare tutta la corrispondenza mail della vittima che in qualche modo ricostruisce l'ultimo suo periodo di vita. Ho apprezzato molto questa alternanza di investigazione con la ricostruzione degli episodi che hanno condotto alla morte di Viviana come anche la scelta di introdurre i capitoli con citazioni musicali e letterarie.
Ho riscontrato una crescita nella scrittura di Alessia Gazzola in questo terzo romanzo, con una parte di giallo molto ben costruita, inoltre ho trovato Alice maturata dal punto di vista sentimentale, anche se sempre divisa tra Arthur che ancora non ha smesso di fare la pallina rimbalzina tra un paese e l'altro, con brevi puntate in quel di Roma (giusto per scombussolare un po' gli animi) e Claudio che continua a lanciare le sue provocazioni da "me te magno in un boccone".
Alice in questo capitolo è un po' meno imbranata, anche se non manca di divellere una portiera all'amata automobile di Claudio o di ritrovarsi con le labbra a canotto dopo aver mangiato un guazzetto di scorfano, e io mi auguro di ritrovarla nei prossimi episodi sempre alle prese con le sue figure barbine, caratteristica che mi ha fatto innamorare di questa serie. Insieme ovviamente alla strampalata compagnia della cognata mancata, Cordelia, e la sua "vuotite" e la deliziosa Yukino, e chissà, magari un terzo incomodo che si infili tra i due eterni pretendenti.
Ah! Ho anche imparato una parola nuova: "cachinno", ossia una sghignazzata sonora e beffarda...inutile dire che io avevo pensato a tutt'altro...
VOTO